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Andrea Doria, il “Principe” di Genova.

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Andrea Doria nacque nel 1466 ad Oneglia, da Ceva e Caracosa Doria di Dolceacqua. Nel 1484, orfano e privo della sua porzione di patrimonio feudale ceduta dalla madre al cugino Domenico, Andrea si trasferì a Roma agli ordini di Nicolò Doria, comandante delle guardie papali sotto Innocenzo VIII, appartenente alla famiglia ligure dei Cybo. Salito al soglio pontificio Alessandro VI Borgia, Andrea, rimasto privo di appoggi, passò ad Urbino presso i Montefeltro e successivamente presso i Della Rovere. Nel 1513 Andrea entrò al servizio della Repubblica genovese, comandando due galere per la protezione di Genova e delle riviere. Nel 1516 egli acquistò tre galere ed iniziò ad appaltare i suoi servizi a Francesco I re di Francia (1522-28), e al papa Clemente VII Medici (1526). Durante il soggiorno dell’ammiraglio presso la corte pontificia Sebastiano del Piombo eseguì il ritratto di Andrea conservato nel Palazzo.
Nell’estate del 1528 il Doria stipulò un nuovo contratto con Carlo d’Asburgo, re di Spagna e imperatore, in base al quale egli metteva a disposizione del sovrano dodici galere e tre triremi, ricevendo un compenso di 90.000 scudi d’oro annui ed il placet imperiale alla guerra di corsa. Sul piano politico, Andrea chiese ed ottenne la sottomissione di Savona e l’indipendenza di Genova, alleata ma non sottoposta all’Imperatore, con la demolizione dell’odiata fortezza del Castelletto, già sede della guarnigione francese. Nello stesso 1528 il Doria realizzò la riforma oligarchica dei 28 alberghi nobiliari. Nel 1531 egli ricevette il titolo di principe del feudo di Melfi in Basilicata, che rendeva 40.000 scudi d’oro annui, nonchè altri 25.000 scudi d’oro quale speciale ricompensa ed il conferimento dell’ambita onorificenza del Toson d’Oro, la più alta del tempo, il cui collare con il vello dorato del montone compare nei ritratti di Andrea. La Repubblica di Genova, in segno di riconoscenza, gli conferì il titolo di «Pater patriae» e decretò l’erezione di una statua celebrativa di dimensioni colossali (eseguita nel 1539 dal Montorsoli). Inoltre il Senato donò all’ammiraglio un palazzo nel quartiere dei Doria, nei pressi della chiesa gentilizia di San Matteo che Andrea fece ristrutturare dal Montorsoli quale suo monumentale sacello funebre.
Il ii accettò la carica di priore perpetuo dei sindacatori, preferendo presentarsi come campione dell’ordinamento repubblicano mentre di fatto, anche se non giuridicamente, egli era il signore della città. Nella sua qualità di Principe, anche se di un feudo lontano, egli diede vita insieme alla sposa Peretta Usodimare, vedova del Marchese del Carretto, ad una nobile corte rinascimentale che rimase un unicum nella storia genovese.
Al servizio di Carlo V, Andrea lottò contro i temuti pirati barbareschi, tra cui i famosi Barbarossa e Dragut. Egli dovette affrontare nel 1547 la congiura dei Fieschi, che si concluse con l’annientamento della famiglia rivale ma in cui perse la vita l’amato cugino ed erede Giannettino.
All’ammiraglio, morto nel 1560, succedette Giovanni Andrea I (1539-1606), figlio di Giannettino.

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