Gli affreschi e gli stucchi

Perino del Vaga, con la sua équipe di collaboratori, è autore dell’intero apparato decorativo del nucleo originario della Villa del Principe, riconosciuto dalla critica come uno dei cicli di affreschi migliori e più completi della prima metà del Cinquecento in Italia. Dalla felice rispondenza di intenti tra il committente Andrea Doria e Perino, allievo e collaboratore di Raffaello, ebbe origine un’impresa notevole per dimensioni, complessità e bellezza.Fortemente omogeneo, avviato nel 1529 e concluso, per quanto concerne gli interni, nel 1533 (così da fornire una degna cornice all’hospitaggio di Carlo V che soggiornò nel palazzo nel marzo di quell’anno), il ciclo segnò un momento di passaggio fondamentale per la storia dell’arte genovese: esso infatti introdusse in città il linguaggio del Rinascimento.

L’aggiornato stile di Perino tradusse in immagini un complesso programma iconografico, ricco di significati. Seguendo il filo conduttore della celebrazione di Andrea Doria e del suo destino di grandezza, il ciclo decorativo utilizza materiali appartenenti a versanti diversi dell’antico, dalla storia romana al mito, per esprimere la varietà di aspetti - anche contrastanti - che connotava la posizione del committente, signore di fatto della Repubblica di Genova, ma anche ammiraglio dell’imperatore Carlo V. È questo l’elemento che accomuna i temi scelti per la decorazione degli ambienti “pubblici” del palazzo: dall’atrio, in cui sono raffigurati i Trionfi di Lucio Emilio Paolo, il generale che scacciò i Galli dalla Liguria, alla loggia, dove la gloria di cinque nobili eroi dell’antica Roma si riflette sugli antenati di Andrea, raffigurati sulla parete, nell’affresco degli Eroi Doria; ai due saloni, luoghi di massima rappresentanza, l’uno connotato dalla perduta raffigurazione di Nettuno che placa le acque dopo il naufragio di Enea, allusione al potere del Doria sul mare, l’altro dalla scena di Giove che folgora i Giganti Ribelli, interpretata come allegoria di Carlo V che trionfa sui nemici; ed infine alla facciata sud, in cui le perdute Storie degli Argonauti ricordavano l’onorificenza del Toson d’oro ricevuta da Andrea nel 1531. Nell’anticamera del salone dei Giganti, la Sala della Carità Romana, Perino illustrò una leggenda classica tesa ad esaltare la virtù della generosità.

Negli appartamenti privati, la decorazione delle stanze celebra, nell’ala riservata al padrone di casa, eroi classici valenti nell’uso delle armi e fondatori di città, quali Perseo e Cadmo, mentre nelle sale destinate alla moglie Peretta Usodimare trovano posto illustrazioni di tematiche in larga parte amorose e “femminili”, tratte dalle Metamorfosi ovidiane oppure dall’opera di Apuleio, da cui è tratta la favola di Amore e Psiche.

L’intero ciclo decorativo di Perin del Vaga è integrato da un ricco apparato di stucchi riconducibili alla sua bottega per l’esecuzione (Silvio Cosini) e al maestro stesso per l’ideazione, in particolare si segnalano quelli della Loggia degli Eroi. Sulla volta di questa sala l’esuberanza degli stucchi in calce e polvere di marmo, ispirati nella tipologia agli esempi romani delle Logge Vaticane e di Villa Madama, è protagonista dell’insieme decorativo e gli eleganti e complicati motivi plastici mostrano l’abilità acquisita a Roma da Perino tramite lo studio dell’antico. Al contrario le sale aggiunte al nucleo originario del palazzo da Giovanni Andrea I furono qualificate negli anni Novanta del Cinquecento, per ordine del medesimo principe, da un ciclo decorativo unitario eseguito a stucco dal noto plasticatore urbinate Marcello Sparzo che culmina nella volta della Galleria Aurea. L’intervento dovette essere portato a termine in vista dell’hospitaggio nel febbraio del 1599 di Margherita d’Asburgo, figlia di Carlo di Stiria, e del cugino Alberto Arciduca d’Austria, diretti in Spagna per raggiungere i loro novelli sposi, il re Filippo III e sua sorella, l’infanta Isabella Clara Eugenia.