La grotta

La moda cinquecentesca della grotta artificiale, “meraviglia” inserita tra le delizie del giardino aristocratico per allietare l’otium del proprietario e dei suoi ospiti, ha in Genova una delle capitali, cui erano pari per importanza solo Roma e Fontainebleau. La fortuna genovese di questo elemento ha inizio proprio con la grotta Doria, “architettata” dal perugino Galeazzo Alesi alla metà del Cinquecento. La grotta entrò a far parte dei giardini nord di Villa del Principe nel 1603.

Da un atrio, oggi in massima parte distrutto, si accedeva alla sala ottagonale la cui volta si concludeva in una lanterna con piccole finestre recante all’apice la raffigurazione di un’aquila, simbolo araldico della famiglia Doria. L’intera superficie della grotta, tranne i pavimenti rivestiti di marmo, è incrostata di decorazioni in conchiglie, coralli, tessere di maiolica, ciottoli, cristalli e frammenti di stalattiti nalturali: un mosaico polimaterico di eccezionale ricchezza, che “gioca” a mescolare natura ed artificio donando all’intera grotta un aspetto acquatico. Questo anche perché l’acqua, nella grotta, scorre davvero sulla superficie della profonda nicchia aperta sul lato di fronte all’ingresso, mentre anticamente stilava dall’alto nei bacini posti sotto le varie nicchie minori. Tutti gli episodi rappresentati sulle pareti della grotta sono marini: Polifemo sullo scoglio, Galatea sulla conchiglia trainata dai delfini, il rapimento di Europa, Nettuno sul cocchio, Perseo mentre uccide il mostro marino che minaccia Andromeda, Peleo e Teti e il rapimento di Dianira.

Nel ventesimo secolo la grotta è stata inglobata in un palazzo moderno, venendo poi danneggiata dai bombardamenti dell’ultimo conflitto. Recuperata agli studi negli anni Ottanta e riacquistata nel 1999 dalla famiglia Doria Panphilj, la grotta e’ stata oggetto di un intervento di pulitura che ha consentito il recupero di un monumento di raro fascino, del quale già nel 1845 uno dei più appassionati conoscitori genovesi di cose d’arte, Federico Alizeri, reputava aveese una “fama assai minore del merito”.

Oggi la grotta, posta al di fuori del complesso museale di Villa del Principe, è visitabile esclusivamente su appuntamento.

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