Appartamento della Principessa

Nonostante Genova fosse una Repubblica, per tutti Andrea Doria ne era il principe indiscusso. Per questo quando nel 1527 una discendente di Papa Innocenzo VIII Cybo lo sposò, la città salutò la sua prima e unica principessa. Il suo nome era Peretta Usodimare. Nell’ala di levante del Palazzo, un intero appartamento fu approntato per lei e la sua personale corte. Perino del Vaga progettò che tutte le sue stanze fossero decorate con temi femminili, tratti per lo più dalle Metamorfosi di Ovidio. Così l’appartamento della Principessa divenne l’isola serena, nel palazzo di un principe guerriero, in cui era una donna a regnare su tutto. Entra a vederlo con i tuoi occhi.

Salone del Nettuno
La decorazione della volta del salone di levante fu la prima impresa affrontata da Perino del Vaga nel Palazzo: esordì raffigurando sul soffitto Nettuno che placa la tempesta dopo il naufragio d’Enea. L’artista volle utilizzare l’inconsueta tecnica della pittura ad olio su muro: ciò garantì l’efficacia degli effetti luministici ma condusse ad un deterioramento della decorazione, del tutto perduta dal Settecento. Nel 1845 Annibale Angelini ridipinse la volta con uno sfondato architettonico illusionistico al cui interno pose lo stemma Doria Pamphilj e la personificazione dei fiumi Tevere ed Eridano: è questa ampia esercitazione prospettica, ormai fortemente scurita, a caratterizzare oggi la volta del Salone del Nettuno. Sulle pareti laterali sono conservati gli arazzi della Battaglia di Lepanto, nella collocazione originale per la quale furono concepiti negli ultimi anni del 1500, ed al centro un tavolo con piano in commesso di pietre dure.
Sala di Psiche
Simile per dimensioni e struttura della volta alla Sala di Aracne, questa stanza fu pesantemente colpita dai bombardamenti del 1944, che hanno distrutto larga parte del soffitto. Nelle lunette, appena recuperate tramite un importante intervento di restauro, è raffigurata la vicenda di Psiche e Amore narrata da Apuleio, interpretata durante il Rinascimento come allegoria neoplatonica dell’amore. Secondo il mito Psiche, bellissima mortale, viene amata da Eros, senza però poterlo contemplare; quando la fanciulla rischiara il buio della notte con una lucerna una goccia d’olio cade sulla spalla del dio, che si sveglia e la abbandona. Sottoposta a crudeli prove da Venere, Psiche supera ogni ostacolo e, resa immortale, può finalmente unirsi all’amato per l’eternità. Nella sala sono esposti il ritratto di Andrea Doria nelle vesti di dio del mare e, nella vetrina, piatti da parata in maiolica delle manifatture di Montelupo in Toscana e di Viterbo.
Sala di Aracne
Nelle lunette della sala è raffigurata la storia, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, di Aracne che, orgogliosa della propria abilità di tessitrice, osò sfidare Minerva, e, perduta la gara, fu trasformata in ragno e così condannata a tessere in perpetuo la sua tela. Nel tessuto creato per la gara, Aracne aveva illustrato gli amori di Giove, qui rappresentati in una parte delle lunette. Nei pennacchi sono visibili dodici allegorie di Arti. La volta è stata restaurata nel 1998. La stesura originale è stata realizzata non ad affresco, ma con una tecnica a secco che prevede due strati pittorici sovrapposti: significativo esempio della varietà di soluzioni adottate da Perino del Vaga. All’interno della sala si possono ammirare numerosi dipinti - il Ritratto di Francesco II Sforza, da Tiziano, il Ritratto del Cardinale Infante Ferdinando d’Asburgo, opera della bottega di Rubens - e importanti arredi, tra cui un canterano seicentesco.
Sala di Filemone
Nel piccolo ambiente, “recamera” (ambiente di più ridotte dimensioni contiguo ad una stanza da letto, con funzioni di guardaroba) della Sala di Psiche, la decorazione cinquecentesca è in massima parte scomparsa sotto successive ridipinture. Nelle lunette della volta, sul lato nord sono stati riconosciuti due episodi della storia di Filemone e Bauci, l’ospitale coppia di anziani che, senza riconoscerli, accolse nella propria casa Giove e Mercurio. Quale ricompensa, a Filemone venne concesso di esprimere un desiderio, che sarebbe stato soddisfatto. Filemone chiese di poter morire insieme alla moglie, e Giove esaudì la richiesta, trasformando i due vecchi coniugi in alberi. Le altre lunette recano raffigurazioni di paesaggi. L’arredo della sala è costituito da un coerente insieme composto da due tavoli a capretta e un mobile a doppio corpo con inserti in avorio di manifattura napoletana seicentesca.
Sala di Fetonte
Le lunette di questo ambiente, “recamera” della Sala di Aracne, recano l’illustrazione del mito di Fetonte, celebre esempio di superbia punita. Figlio di Apollo, Fetonte ottenne dal padre il permesso di guidare il carro del Sole, ma si rivelò troppo debole per trattenerne i focosi cavalli, che trascinarono il carro troppo vicino alla terra, rischiando di incendiarla. Giove fulminò allora il giovane e lo precipitò nel fiume Eridano (il Po), mutando le sue sorelle, le Eliadi, in pioppi e le loro lacrime in ambra. Si tratta di uno dei cicli più completi mai dedicati a questo tema, probabilmente alla base della fortuna di questa iconografia in ambito genovese. La volta della stanza reca una decorazione a grottesche. Attualmente la sala è allestita come camera da letto.
Sala del Tributo
Nel 1599 Marcello Sparzo riceveva un pagamento per la decorazione “di due grandi sale che riescono presso la Galleria di Levante” della Villa, ovvero le due stanze adiacenti alla Loggia est; ma la sua attività all’interno della dimora interessò tutti gli ambienti tardo cinquecenteschi del piano nobile: quattro sale nell’ala di levante, due sale, la galleria e la cappella in quella di ponente. La Sala del Tributo è il primo ambiente che reca episodi della vicenda di Furio Camillo: nel 390 a.C. il generale, tornato dall’esilio dopo la conquista di Roma da parte dei Galli, avrebbe interrotto le trattative di riscatto della città, che implicavano il pagamento di un tributo ai vincitori, con la celebre affermazione secondo cui “non con l’oro ma con il ferro si salva la patria”, ed avrebbe quindi sconfitto militarmente i nemici, scacciandoli da Roma. Nell’allestimento attuale risultano particolarmente pregevoli i due arazzi settecenteschi raffiguranti Maggio e Dicembre.
Sala del Trionfo
Le prime due sale degli appartamenti di levante recano episodi della vicenda di Furio Camillo, focalizzando l’attenzione nell’ambiente a sud sull’umiliante momento del pagamento del tributo e successivamente, nella volta della sala a nord, sul glorioso epilogo della vicenda con l’illustrazione del trionfo decretato all’eroe romano per celebrarne la vittoria sui Galli. Con la scelta di questa tematica, Giovanni Andrea I, ammiraglio e membro del Consiglio di Stato di Filippo II, ribadiva la propria fedeltà alla linea politica di costante avversione al campo francese inaugurata da Andrea Doria nel 1528. Nella sala del Trionfo sono presenti tre dipinti: il Ritratto del Cardinale Giorgio Doria della pittrice bolognese Lucia Casilini Torelli, il Ritratto del Cardinale Giuseppe Doria di Filippo Sannari e infine una complessa composizione attribuita ad Antonio Concioli che raffigura l’Autoritratto dell’artista mentre dipinge il ritratto del Cardinale Giuseppe Doria.
Sala dei fatti di Prometeo
L’iconografia dell’apparato decorativo delle stanze a levante è tesa alla celebrazione delle virtù dell’eroe, storico o mitologico, che salva il suo popolo o l’intera umanità. I due ambienti affacciati sulla loggia est - gli ultimi ad essere portati a termine: ad essi si riferisce il pagamento documentato del 1599 - recano episodi della vicenda di Prometeo. Nella volta della sala a sud trova spazio l’illustrazione dei Fatti di Prometeo: Marcello Sparzo rappresentò qui gli episodi della Creazione dell’uomo, del Furto del fuoco e infine Prometeo che infonde la vita all’uomo. Dalla stanza è possibile osservare il piccolo oratorio di Donna Zenobia, con due scene della Passione eseguite ad affresco ed attribuibili al pittore genovese Lazzaro Calvi, che nella giovinezza aveva trascorso un periodo di discepolato presso Perino del Vaga e a cui Giovanni Andrea I affidò anche la decorazione di ampie zone al piano terreno della dimora del Fassolo.
Sala della Punizione
Prometeo, il titano che secondo parte della tradizione aveva creato il primo essere umano, per consentire agli uomini di sopravvivere trasmise loro la conoscenza delle arti e soprattutto donò loro, contro il volere di Giove, il fuoco; per questo il signore degli dei lo fece incatenare da Mercurio alla cima del Caucaso, dove ogni giorno un’aquila scendeva a divorargli il fegato, per l’eternità. Sulla volta di questa sala Marcello Sparzo rappresenta nel riquadro centrale a stucco la Punizione di Prometeo: l’eroe mitologico, secondo una lettura interamente positiva della sua figura - in contrasto con le interpretazioni moralistiche che talora lo ritenevano colpevole del peccato di superbia - è presentato in tutta la sua grandezza quale exemplum di generosità portata sino al supremo sacrificio. Attualmente la sala è allestita come camera da pranzo.