Ingresso

Qui ha inizio la visita alle splendide stanze di Villa del Principe, un vero e proprio viaggio nella storia alla scoperta di questa assoluta meraviglia del rinascimento europeo. Basta varcare l’antico portale, attraversare l’atrio con i suoi fantastici affreschi e salire passo dopo passo l’immenso scalone per ritrovarsi catapultati in un’epoca fatta di ricchezza, arte, battaglie, condottieri, principi, imperatori e dame.

Facciata e portale
Anticamente alla Villa si accedeva attraverso il maestoso portale che si staglia, su via San Benedetto, contro la facciata nord del complesso, per la quale era prevista una decorazione ad affresco su disegno di Perin del Vaga (mai eseguita), con storie di Furio camillo che scaccia i Galli da Roma alludenti alla cacciata dei francesi da Genova nel 1528. Il portale, su disegno di Perin del Vaga, fu eseguito tra il 1531 e il 1533 da Silvio Cosini (Pisa 1495 circa-Pietrasanta post 1549), che scolpì le due figure allegoriche della Pace e dell’Abbondanza ai lati dello stemma Doria ed i trofei guerreschi sui piedistalli, e da Giovanni da Fiesole, cui spetta la parte “di quadro”. Il portale si stacca dalla parete, presentando due colonne laterali libere sovrastate da un timpano curvilineo: questa tipologia, importata da Roma e diversa dai portali “appiattiti” in uso a Genova nel ‘400 e nel primo ‘500, divenne un modello subito imitato dalle maestranze locali.
Atrio
Il soffitto dell’atrio reca nel rosone centrale il nome di Perin del Vaga e la data 1530, uniti al nome di Annibale Angelini, che restaurò gli affreschi del palazzo nel 1845. Nelle lunette, attualmente poco leggibili, sono raffigurate storie dei sette Re di Roma; nei pennacchi sono rappresentate divinità antiche, nei sottarchi testine di venti. Nei quattro riquadri del soffitto, intramezzati da grottesche, sono dipinti i tre momenti del Trionfo di Lucio Emilio Paolo, il generale dell’antica Roma che scacciò i Galli dalla Liguria (ancora un’allusione alla recente cacciata dei Francesi da Genova, cui il Doria aveva preso perte), ed il Trionfo del dio Bacco in India, allegoria della pacificazione della città.Sulle pareti sono murati sei bassorilievi marmorei, con coppie di putti che reggono trofei di armi all’antica, eseguiti da Giovannangelo Montorsoli per San Matteo, Chiesa gentilizie dei Doria. I bassorilievi furono trasferiti nel 1613 nell’attuale ubicazione.

Scalone
Lo scalone reca nella volta della prima rampa una decorazione a riquadri geometrici e piccole grottesche ispirata ai soffitti della “Domus Aurea”; tale apparato decorativo, lodato dal Vasari nelle sue “Vite”, è stato riscoperto e parzialmente recuperato (parte della materia cromatica è perduta) sotto la ridipintura eseguita a metà Ottocento dall’Angelini, grazie ad un complesso restauro portato a termine nel 1999.