Gli Appartamenti

Benvenuto negli appartamenti di Palazzo Doria Pamphilj, dimora di principi e principesse sin dalla seconda metà del seicento, quando Camillo Pamphilj volle ampliare l’ antico Palazzo, allora conosciuto come Palazzo Aldobrandini, con queste magnifiche stanze che si susseguono in infilata fino alla Galleria e con gli intimi salotti ad esse annessi. Gli appartamenti, ancora oggi abitati dagli attuali discendenti, furono variamente decorati, fino alla riconfigurazione impressa loro dai Doria dopo il 1763, anno in cui si trasferirono a Roma, avendo ottenuto il riconoscimento alla successione e alla fusione dinastica con i Pamphilj. Gli splendidi soffitti affrescati offrono così ancora oggi un’ interessante rassegna di pitture romane di quella fase del Settecento. Entrate a scoprire gli appartamenti dei principi Doria Pamphilj.

Sala di Giove
Affacciandosi nella sala si vedono, procedendo da sinistra, tele di G. Contarini, J.B. Weenix e G.B. Giovannini. Consoles e poltrone sono settecentesche, come pure la parte centrale del soffitto dipinto, mentre l’incorniciatura risulta successiva, di fine Ottocento.
Sala del Pussino
Il vastissimo ambiente è contraddistinto dai numerosi pezzi del Pussino, soprannome che Gaspard Dughet derivò dal cognato Nicolas Poussin, rispetto al quale ebbe una poetica più autonoma dai dogmi del Classicismo accademico. Le grandi tele più in alto, tranne quelle fra le finestre, risalgono al 1653/54 e ospitano figure eseguite da Guillaume Courtois (fig. * ). Furono probabilmente ordinate per le sedi laziali di Valmontone e Nettuno, ma presto vennero portate qui. Sotto, distribuita su tutte le pareti, è una serie di paesaggi priva di presenze umane e dai formati diversi: alcuni sono immensi, altri medi, sino a sottili verticali e a larghi sopraporta. Sono immagini della campagna romana, che pare compresa forse per la prima volta nella sua potente intensità estiva, senza le distrazioni derivanti dai temi iconografici caratterizzati dall’ uomo. Gran parte di questa sequenza fu in origine realizzata per oggetti che sono ora del tutto dimenticati, anche dagli studi. Si trattava di superfici dipinte su due facce, che servivano a dividere gli spazi e probabilmente a decorare e
proteggere dei letti, secondo criteri per qualche aspetto influenzati da contatti con l’ estremo Oriente.
Sala del Trono
La sala prende nome dal trono, il quale è rivolto alla parete e viene girato solo in caso di visita di pontefici, secondo un’antica usanza romana. Il soffitto fu dipinto da G. Agricola verso il 1768. I molti quadri di paesaggio a tempera si abbinano agli olii dell’ambiente contiguo. Spettano in maggioranza a G.B. Giovannini, “pittore di casa” del cardinal Benedetto Pamphilj. Ricche poltrone e consoles del secondo Seicento e dell’inizio del secolo seguente caratterizzano l’arredamento.
Sala Azzurra
Il soffitto con Agar e l’Angelo si deve a P. Angeletti e rientra nel ciclo compiuto a ridosso del 1768. qui sono affissi vari ritratti ottocenteschi di Filippo Andrea V Doria Pamphilj e della sua famiglia, in prevalenza eseguiti da A. Capaldi.
Salone dei Velluti
(soffitto di Liborio Marmorelli, ca 1768). Alle pareti sono i velluti controtagliati che denominano la sala. Qui si trovano due importanti busti-ritratto scolpiti da Alessandro Algardi, nonché pregiati mobili, su cui poggiano piani in marmo bianco e nero d’ Aquitania. Tali materie lapidee, variamente colorate, erano ottenute spesso riutilizzando frammenti archeologici, come mostrano molti altri pezzi della Galleria e, in generale, della Roma barocca. Due delle quattro tele maggiori, quelle con Agar e col Sacrificio d’ Abramo spettano a Pasquale Chiesa, pittore di Genova da poco riscoperto. L’ altra Agar è del giovane Mattia Preti. La serie con le Apollo e le Muse fu eseguita da Giuliano
Bugiardini, un pittore fiorentino del Rinascimento, mentre un quarto elemento con Le arti è un completamento della sequenza, eseguito da Marco Benefial nel 1713.
Saletta Verde
Decorata nel soffitto dal David e Abigail di D. Corvi (ca 1768), la sala è improntata a un gusto venezianeggiante: ospita straordinari pezzi del primo Settecento, insieme a modesti elementi del secolo successivo. Fra i quadri spicca la notevole veduta di Piazza S. Marco, di J. Heintz il giovane.
Sala da Ballo
Si tratta di un ambiente caratterizzato da interventi del secondo Ottocento ad opera di Andrea Busiri Vici. Della precedente decorazione restano le grisaglie sulle parti curve del soffitto (e una grande tela che era al centro, rimossa da circa un secolo dopo aver subito gravi danni). Tra gli oggetti conservati nello stallo dell’ orchestra vanno segnalati: una gabbia per uccelli datata 1767, un’arpa del XVIII secolo e due antiche livree. Lo spazio a fianco, il cui soffitto fu dipinto da Antonio Nessi verso il 1768, ospita quadri di pregio.
Sala Giallo
Sul soffitto è un altro dipinto di G. Agricola (Rebecca al Pozzo, ca 1768). Alle pareti sono notevoli arazzi sottili settecenteschi della manifattura di Gobelins, raffiguranti 12 antiche divinità. Si vede poi un Ritratto di Giacomo Stuart, Pretendente cattolico al trono di Scozia e Inghilterra, morto a Roma nel 1766.