Antonio Allegri
detto Correggio

Allegoria della Virtù

149,5 x 85,5 cm; tempera su tela (FC 265)

La critica moderna ha espresso incongrui scetticismi verso questo superbo autografo del protagonista del Rinascimento parmense. Non è chiaro il rapporto fra questa tela e la versione del Louvre che, insieme a un’Allegoria del Vizio, fu nel celebre studiolo mantovano di Isabella d’Este. Esami tecnici portano a supporre che il dipinto Doria sia nato per primo, venendo poi lasciato incompiuto, per ragioni ignote. Una terza versione su tavola a Edimburgo (National Gallery) è di minore qualità. Rispetto alle coeve tempere su tela, quella Doria ha una superficie più liscia, ottenuta con una preparazione di maggior spessore e fragilità, che si rivelò utile a stendere lo sfumato e le velature dolci del Correggio. Bernini verosimilmente scolpì la Verità svelata dal Tempo (Roma, Gall. Borghese) ispirandosi a quest’opera, dal 1603 citata nelle carte Aldobrandini come “concerto di varie figure di donne…”.

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